“OGNI VOLTA CHE AVETE FATTO QUESTE COSE A UNO SOLO DI QUESTI MIEI FRATELLI PIU' PICCOLI, L'AVETE FATTO A ME”. (GESU' CRISTO)





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lunedì 29 giugno 2009

l'aquila, un sacerdote racconta


L’Aquila: terra di dolore e di speranza
Fonte: Testimonianza di P. Julio Jiménez López, L.C www.regnumchristi.org/italiano/articulos/articulo.phtml?id=26455&se=359&ca=84&te=844

(…) una giovane coppia di sposi aveva viaggiato tutta la notte da Bari per poter portare casse piene di vestiti e di materiale di prima necessità. Così come le tante famiglie di Milano, Roma, Lecce, Torino, Genova, Brescia e molte altre città d’Italia.
Gente buona, disinteressata che, con infinito amore, offriva il proprio tempo, il proprio denaro e parte delle proprie cose agli Aquilani.

(…)
una signora anziana nel refettorio improvvisato della sua tendopoli che aveva attaccato al telo, che faceva da parete, i disegni dei bambini del campo con scritte frasi come queste: “L’Aquila tornerà a volare” – “Forza, Mamma, grazie per l’esempio” – “Voglio tornare a casa e torneremo”!

(…) c’è stato un abbraccio generale, fatto di persone che si incoraggiavano a vicenda, lodando le virtù e l’impegno faticoso l’uno dell’altro. E Che dire poi dei vigili del fuoco, dei militari, della Protezione Civile!
Sono molti i miracoli a cui ho assistito, soprattutto a quelli della coscienza. Basti pensare alle lunghe file che spesso si formavano per le confessioni, le visite costanti, nell’arco della giornata, alle piccole cappelle improvvisate, con crocifissi fatti a mano, o con le immagini di Santi, della Vergine e del Sacro Cuore, che la gente ha ritrovato nelle proprie case distrutte. Consolazione, conforto, sorrisi, coraggio, è quello che cerca la gente. Perché è così, perché devono andare avanti, perché è solo una prova e la città e la sua gente si rialzerà.

(…) Si è trattato di un’esperienza sicuramente molto forte, ma che mi ha fatto pensare di più al cielo, a quel cielo che le luci delle nostre città non ci lasciano vedere, quelle luci che solo lasciano guardare a noi stessi e vedere le cose che ci sono intorno, però non quelle di lassù, ossia dell’al di là. La nostra vita è come un biglietto per un treno con destinazione fissa, alcuni si fermano prima, altri dopo, ma prima di quella destinazione ha senso solo ciò che facciamo per Dio e per gli altri, perché in solo quaranta secondi possiamo perdere tutto ciò che abbiamo realizzato in una vita, tutto ciò che riteniamo importante e che davanti alla realtà della nostra meta eterna perde rilevanza. Per questo dobbiamo approfittare del tempo perché questo mondo sia differente, perché il tempo che ci viene donato, sia gradito a Dio e lasci un’orma di eternità su questa terra.

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